Il mio approccio alla psicoterapia: tra unicità e cambiamento

L’obiettivo del mio lavoro, cioè la cura delle sofferenze psichiche, interpersonali ed esistenziali, mi ha spinto a esplorare modelli e tecniche di psicoterapia capaci di rispondere alla complessità ed all’unicità di ogni paziente, pur riconoscendone le affinità nei vissuti. «Ogni uomo è un’isola a sé. Ma, sebbene un mare di differenze possa dividerci, un intero mondo di comunanza giace al di sotto» (James Rozoff).

La psicologia ha avuto origine in Germania nella seconda metà dell’Ottocento, con la fondazione del laboratorio di Lipsia nel 1879, segnata dall’inizio della psicologia sperimentale. I primi studi si concentrarono sulla percezione, intesa come elaborazione cognitiva dell’informazione sensoriale. È un viaggio dalla percezione alla coscienza, con l’obiettivo di determinare le leggi che regolano i processi coscienti. I modi in cui sentiamo, pensiamo e ci emozioniamo sono le radici della nostra personalità.

Secondo l’epistemologia costruttivista, i problemi umani emergono dall’interazione tra soggetto e realtà (Watzlawick, 1981). Questo modello aiuta a comprendere come le persone interpretano la realtà a partire dalla percezione che hanno di essa. L’approccio strategico si focalizza sulla funzionalità del comportamento di fronte ai problemi della vita, analizzando la percezione di sé, degli altri e del mondo.

Una famosa metafora di von Glasersfeld ci ricorda che: “Di fronte a una serratura, ciò che conta non è la serratura in sé, ma trovare la chiave giusta”. La terapia strategica si concentra su come un problema funziona, sulle logiche sottostanti e sulle soluzioni tentate. Il terapeuta strategico adotta un approccio pratico, con tattiche flessibili che aiutano il paziente a concentrarsi sul “come fare” piuttosto che sul “perché”. L’intervento mira a fornire un’esperienza emozionale correttiva, capace di aprire nuove possibilità di reazione (Nardone, 2013).

Prima della Scuola di Palo Alto, il padre della terapia strategica fu Milton Erickson, un ipnotista di fama mondiale. La sua rivoluzione concettuale nell’ipnosi naturalistica ha lasciato un’eredità preziosa: un approccio ecologico che rispetta l’individualità, permettendo l’accesso alle risorse implicite dell’inconscio. L’ipnosi, una delle tecniche più antiche (Mesmer, 1776), consente di esplorare il mondo interno, aprendo a stati di coscienza particolari.

Anche Sigmund Freud iniziò il suo lavoro grazie all’influenza degli studi di Jean-Martin Charcot, alla scuola della Salpêtrière. L’inconscio fu la sua scoperta fondamentale. Oggi, le neuroscienze confermano l’esistenza del cervello emotivo, la cui attività è spesso al di fuori della nostra consapevolezza. La psicoterapia psicoanalitica mira a svelare questi automatismi, aiutando il paziente a trovare un nuovo equilibrio. Si tratta di un percorso espressivo e supportivo, che favorisce l’esplorazione di pensieri e sentimenti rimossi, portando alla consapevolezza (insight) dei significati inconsci.

Il termine psicodinamica deriva dalla sistematizzazione dell’opera di Freud, operata da Rapaport nel 1951. La psicoterapia psicodinamica si è modellata sui principi della psicoanalisi classica e, per alcuni autori, può essere considerata una psicoanalisi modificata (Pani, 1983). L’aggettivo “dinamico” si riferisce a una concezione del funzionamento mentale basata sull’interazione di forze (dýnamis) che regolano l’equilibrio psichico. Sono note le istanze psichiche Io, Es e Super-Io, descritte da S. Freud.
Proprio attraverso la comparazione e l’estrazione dei punti significativi delle tecniche e dei modelli della terapia breve strategica, dell’ipnosi, della psicoterapia ericksoniana e della psicoterapia psicoanalitica, costruisco un percorso personalizzato e mirato, in cui ogni elemento teorico è al servizio della persona e del suo cambiamento. Dopo un primo contatto telefonico, in cui viene descritto il motivo della richiesta, si stabilisce un primo incontro della durata di 50 minuti, nel quale ci si focalizza sul problema o l’obiettivo da raggiungere. Da lì, stabiliamo la frequenza delle sedute e ci concentriamo sul sollievo dei sintomi, per poi andare a modificare, gradualmente, l’origine del disagio.

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