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	<title>Dott. Edoardo Guerrieri</title>
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	<description>Psicologo Psicoterapeuta Empoli e Lucca</description>
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	<title>Dott. Edoardo Guerrieri</title>
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		<title>Ipnosi: tra storia, scienza e consapevolezza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giulia]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 May 2026 15:18:15 +0000</pubDate>
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<p>L’ipnosi affonda le sue radici in pratiche antiche, presenti in diverse culture sotto forme rituali e meditative. Tuttavia, il suo sviluppo in chiave moderna prende avvio in Europa nel XVIII secolo con <strong>Franz Anton Mesmer</strong>, che introdusse il concetto di “magnetismo animale”. Sebbene le sue teorie non siano oggi considerate scientificamente valide, rappresentarono un passaggio fondamentale verso quella che può essere considerata a tutti gli effetti una prima forma di psicoterapia.</p>



<span id="more-794"></span>



<p>Una svolta decisiva avvenne nel 1843 grazie al medico scozzese <strong>James Braid</strong>, oftalmologo, che coniò il termine ipnosi e ne propose una lettura rigorosa e scientifica, liberandola dalle interpretazioni esoteriche. Da quel momento, l’ipnosi iniziò a essere studiata come fenomeno psicofisiologico. <br></p>



<figure class="wp-block-image alignleft size-large is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1110" height="740" src="https://edoardoguerrieri.it/wp-content/uploads/2026/05/dali-ipnosi-1110x740.jpg" alt="ipnosi lucca empoli" class="wp-image-795" style="width:400px" srcset="https://edoardoguerrieri.it/wp-content/uploads/2026/05/dali-ipnosi-1110x740.jpg 1110w, https://edoardoguerrieri.it/wp-content/uploads/2026/05/dali-ipnosi-730x487.jpg 730w, https://edoardoguerrieri.it/wp-content/uploads/2026/05/dali-ipnosi-768x512.jpg 768w, https://edoardoguerrieri.it/wp-content/uploads/2026/05/dali-ipnosi-1536x1024.jpg 1536w, https://edoardoguerrieri.it/wp-content/uploads/2026/05/dali-ipnosi.jpg 1800w" sizes="(max-width: 1110px) 100vw, 1110px" /></figure>



<p>Nel <strong>XIX secolo</strong>, Jean-Martin Charcot, presso l’ospedale della Salpêtrière di Parigi, contribuì a consolidarne lo studio clinico, utilizzandola nell’ambito delle patologie del sistema nervoso. Il suo lavoro influenzò profondamente anche Sigmund Freud, che inizialmente utilizzò l’ipnosi prima di orientarsi verso lo sviluppo della psicoanalisi.<br></p>



<p>Nel corso del Novecento, l’ipnosi si evolve ulteriormente grazie a <strong>Milton Erickson</strong>, il padre dell’ipnosi moderna. Il suo approccio, indiretto e permissivo, pone al centro <strong>le risorse dell’individuo</strong> e la sua capacità di attivare processi di cambiamento. Su questa linea si inseriscono anche contributi successivi, tra cui quelli di Ernest Lawrence Rossi e, in ambito più applicativo, Richard Bandler (PNL).<br></p>



<p>Nonostante questo sviluppo scientifico, l’ipnosi è ancora oggi circondata da numerosi <strong>falsi miti</strong>. Iniziamo a sfatarli: l’ipnosi <strong>non</strong> è uno stato di sonno, <strong>né</strong> implica perdita di controllo. Durante l’esperienza ipnotica la persona rimane consapevole e non può essere indotta a compiere azioni contro la propria volontà. Non si tratta di uno strumento per “scoprire verità nascoste”, né di una condizione da cui si rischia di non uscire. Al contrario, <strong>l’ipnosi è uno stato naturale della mente</strong>, che ciascuno sperimenta spontaneamente più volte al giorno, ad esempio quando è profondamente immerso in un’attività. La differenza, nell’ipnosi indotta, risiede nella possibilità di guidare e utilizzare intenzionalmente questo stato speciale di coscienza a vantaggio della persona.<br></p>



<p><strong>Durante la trance ipnotica si attiva un particolare stato psicofisico che consente di influire positivamente sulle condizioni psichiche, somatiche e viscerali dell’individuo</strong> (<em>Granone, 1960</em>). Studi neurofisiologici hanno evidenziato il coinvolgimento di specifiche frequenze elettroencefalografiche associate a processi di attenzione consapevole e integrazione delle informazioni (Pascual-Leone et al., 1999). Allo stesso tempo, la riduzione del dolore e dello stress percepito appare correlata a una modulazione dell’attività cerebrale, inclusa una diminuzione dell’attività gamma in alcune aree frontali (Pascual-Leone et al., 2004).<br></p>



<p>In questo senso, oggi, l’ipnosi si configura come uno strumento efficace per il <strong>benessere psicofisico</strong>. Permette di <strong>sviluppare un maggiore senso di controllo</strong>, di ridurre <strong>stress</strong> e <strong>ansia</strong>, di intervenire nella gestione del <strong>dolore</strong> e di accedere in modo più diretto alle proprie <strong>risorse</strong>. Un aspetto particolarmente rilevante è la possibilità di apprendere l’<strong>autoipnosi</strong>, al fine di rendere la persona progressivamente autonoma nella regolazione del proprio equilibrio fisico, emotivo e mentale.<br></p>



<p>Nel mio lavoro clinico, l’ipnosi viene utilizzata come strumento integrato nella psicoterapia. Le sue applicazioni spaziano dal trattamento dei <strong>disturbi d’ansia</strong>, dei <strong>disturbi psicosomatici</strong>, delle <strong>fobie</strong> e della <strong>depressione</strong>, dei <strong>problemi di natura sessuale</strong>, fino al raggiungimento degli obiettivi personali, allo sviluppo delle risorse individuali e al <strong>miglioramento della performance</strong> (scolastiche, sportive, relazionali).<br></p>



<p>Se desideri approfondire e conoscere le potenzialità dell’<strong>ipnosi</strong> all’interno di un percorso personalizzato di psicoterapia, puoi scrivermi o contattarmi attraverso le modalità indicate sul sito per un primo appuntamento negli studi di <strong>Lucca</strong> o <strong>Empoli</strong>.<br></p>



<p class="has-text-align-center"><em>“L’ipnosi non altera la persona: le permette di diventare più pienamente se stessa.”</em><br>Milton H. Erickson</p>



<p>Riferimenti bibliografici</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Braid, J. (1843). Neurypnology: or the Rationale of Nervous Sleep. London: John Churchill.</li>



<li>Charcot, J.-M. (1882). Leçons sur les maladies du système nerveux. Paris: Delahaye.</li>



<li>Erickson, M. H., &amp; Rossi, E. L. (1980). The Collected Papers of Milton H. Erickson on Hypnosis. New York: Irvington.</li>



<li>Freud, S. (1895). Studi sull’isteria.</li>



<li>Granone, F. (1960). Trattato di ipnosi. Torino: UTET.</li>



<li>Pascual-Leone, A., et al. (1999). Transcranial magnetic stimulation and neuroplasticity.</li>



<li>Pascual-Leone, A., et al. (2004). Plasticity of the sensorimotor cortex representation of the reading finger in Braille readers.</li>
</ul>
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		<title>Ipocondria: sintomi, cause e come affrontarla con la psicoterapia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giulia]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Nov 2025 10:46:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[ipocondria]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>C’è un momento, nella storia di molte persone, in cui la paura prende il sopravvento. La <strong>paura di ammalarsi</strong>, di avere qualcosa di grave che nessuno vede, di sentire un sintomo e pensare che sia il preludio di una diagnosi terribile. Chi vive l’ipocondria, o <strong>disturbo d’ansia per la salute</strong>, non è una persona “esagerata” o “malata immaginaria”: è una persona che <em>soffre davvero</em>. Spesso arriva in terapia dopo anni di solitudine emotiva, incomprensioni e giudizi, con il corpo in allarme e la mente esausta. Portando un dolore che nessuno vede ma che consuma dall’interno. E proprio qui, in questo spazio di fragilità profonda, comincia il lavoro terapeutico.</p>



<span id="more-760"></span>



<div style="height:20px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p><strong>Cos’è l’ipocondria? Una paura reale, non immaginaria</strong><br></p>



<figure class="wp-block-image alignleft size-full is-resized"><img decoding="async" width="427" height="292" src="https://edoardoguerrieri.it/wp-content/uploads/2025/11/ipocondria-web.jpg" alt="" class="wp-image-761" style="width:370px"/></figure>



<p>L’ipocondria è una condizione psicologica complessa in cui la persona sviluppa un’attenzione intensa e costante verso il proprio corpo e le sue sensazioni. Un lieve formicolio, una tensione muscolare, un battito percepito in modo diverso diventano segnali minacciosi. La mente ipocondriaca costruisce scenari catastrofici non per fantasia, ma per <strong>proteggersi</strong>. È un tentativo — disperato ma sincero — di tenere sotto controllo qualcosa che appare incontrollabile: la possibilità di ammalarsi. Questa paura diventa pervasiva e interferisce con la vita quotidiana, con le relazioni, con la serenità più semplice: uscire, lavorare, dormire, respirare.<br></p>



<div style="height:20px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p><strong>I sintomi dell’ipocondria</strong><br>L’ipocondria può manifestarsi in molti modi:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>attenzione continua al corpo ed ai suoi minimi cambiamenti</li>



<li>interpretazione catastrofica di sintomi comuni ed innocui</li>



<li>ricerca continua di rassicurazioni da medici, familiari, internet</li>



<li>visite, esami e controlli ripetuti</li>



<li>oppure evitamento totale dei controlli per paura del risultato</li>



<li>ansia persistente, difficile da gestire</li>



<li>difficoltà nelle relazioni, nel lavoro e nella vita sociale</li>
</ul>



<div style="height:20px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p><strong>Quando il corpo diventa un nemico: la sofferenza nascosta</strong><br>Chi soffre di ipocondria spesso racconta un vissuto struggente: “<em>Non mi sente nessuno. Mi dicono che esagero. Ma io sto male davvero</em>.” E hanno ragione. L’ansia per la salute può diventare così intensa da togliere colore alla vita, come scrive Dani Shapiro, è “un piccolo demone” che accompagna ogni giornata. Un demone che sfianca, svuota, logora. In questa solitudine emotiva, molte persone arrivano a credere di non meritare comprensione. Si vergognano della loro paura, si convincono di essere un peso. E questo alimenta ancora più ansia, ancora più attenzione al corpo, ancora più sofferenza. L’ipocondria non nasce dal nulla: è un tentativo di protezione, di gestione, di sopravvivenza emotiva.</p>



<p><strong>Perché si sviluppa l’ipocondria? Le cause più comuni</strong></p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Le origini dell’ipocondria sono molteplici. Tra le più frequenti:</li>



<li>esperienze di malattia o traumi fisici, propri o familiari</li>



<li>una predisposizione ansiosa o uno stile di attaccamento insicuro</li>



<li>periodi di forte stress emotivo</li>



<li>difficoltà nell’esprimere emozioni</li>



<li>educazione orientata al controllo o alla paura della malattia</li>



<li>“cybercondria”: ricerche online che amplificano il terrore</li>
</ul>



<p><strong>Le conseguenze nella vita quotidiana</strong><br>Questa condizione può influire profondamente sulla qualità della vita:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>relazioni familiari tese o appesantite</li>



<li>isolamento sociale</li>



<li>difficoltà a lavorare o concentrarsi</li>



<li>dipendenza da farmaci, controlli, visite</li>



<li>riduzione dell’autonomia personale</li>



<li>perdita di energie vitali e motivazione</li>
</ul>



<p>La persona vive dentro un circolo vizioso fatto di paura → sintomi → ansia → ricerca di rassicurazioni → sollievo breve → ritorno della paura. È un vortice da cui è difficile uscire da soli.</p>



<p><strong>Come la psicoterapia può aiutare davvero</strong><br>La psicoterapia è una delle strade più efficaci per affrontare l’ipocondria. Il suo scopo non è “convincere” che non ci sia nulla di grave, ma <strong>modificare la percezione del corpo</strong>, della malattia e del concetto stesso di fragilità umana. Attraverso un percorso terapeutico mirato è possibile: imparare a tollerare l’incertezza, riconoscere le emozioni che stanno dietro ai sintomi, ridurre l’attenzione ossessiva al corpo, cambiare i pensieri catastrofici, ristabilire un senso di sicurezza interna, ritrovare fiducia nel proprio corpo, interrompere il ciclo di paura e rassicurazioni. Tecniche come la <strong>terapia breve strategica</strong>, la <strong>regolazione emotiva</strong>, l’<strong>ipnosi</strong> possono aiutare ad aprire spazi nuovi di libertà mentale e corporea. La psicoterapia permette di ricostruire un equilibrio: non più l’idea che ogni sensazione sia una minaccia, ma la comprensione profonda che essere umani significa, inevitabilmente, essere vulnerabili; e che questa vulnerabilità non è un pericolo, ma una condizione condivisa. Con il tempo, con un percorso terapeutico adeguato e con una comprensione più compassionevole di sé, è possibile ritrovare un nuovo modo di abitare il proprio corpo e la propria vita. Non più come un campo minato, ma come uno spazio da riscoprire con calma, cura e gentilezza.</p>
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		<title>Liberarsi dal confronto: crescita personale e autostima nella società dei modelli perfetti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giulia]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Sep 2022 15:26:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Viviamo in una società che ci chiede costantemente di essere diversi da come siamo.<br />
La cultura consumistica occidentale alimenta un ideale di benessere fondato sull’immagine, sul possesso e sulla performance. Questo modello influenza la nostra autostima, la percezione di noi stessi e i nostri percorsi di crescita personale, generando insicurezza e malessere emotivo.&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>Viviamo in una società che ci chiede costantemente di essere diversi da come siamo.</strong> La cultura consumistica occidentale alimenta un ideale di benessere fondato sull’immagine, sul possesso e sulla performance. Questo modello influenza la nostra <strong>autostima</strong>, la percezione di noi stessi e i nostri percorsi di <strong>crescita personale</strong>, generando insicurezza e malessere emotivo.</p>



<span id="more-227"></span>



<figure class="wp-block-image alignleft is-resized"><img decoding="async" width="1280" height="720" src="https://edoardoguerrieri.it/wp-content/uploads/2022/09/siamo_fragili_psico.jpg" alt="siamo fragili psico" class="wp-image-226" style="aspect-ratio:1.7854077253218885;width:371px;height:auto" srcset="https://edoardoguerrieri.it/wp-content/uploads/2022/09/siamo_fragili_psico.jpg 1280w, https://edoardoguerrieri.it/wp-content/uploads/2022/09/siamo_fragili_psico-730x411.jpg 730w, https://edoardoguerrieri.it/wp-content/uploads/2022/09/siamo_fragili_psico-1110x624.jpg 1110w, https://edoardoguerrieri.it/wp-content/uploads/2022/09/siamo_fragili_psico-768x432.jpg 768w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></figure>



<p>Ogni giorno siamo sommersi da immagini e narrazioni che suggeriscono come dovremmo vivere, apparire o avere successo. Questo bombardamento continuo crea un immaginario collettivo che ci allontana dalla nostra identità autentica, contribuendo a far crescere ansia, frustrazione e senso di inadeguatezza.<br>Riconoscere questo meccanismo è il primo passo per ritrovare sicurezza interiore e avviare un <strong>cambiamento personale </strong>più consapevole.</p>



<div style="height:20px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p><strong>Appartenenza e uniformazione: quando il bisogno di essere accettati diventa un limite</strong></p>



<p>Siamo esseri emotivi, sensibili e vulnerabili. Tuttavia la società consumistica ci fa percepire la vulnerabilità come qualcosa da evitare, quasi fosse un ostacolo. Il bisogno naturale di appartenere a una coppia, a una famiglia, a un gruppo di amici o a una comunità più ampia può trasformarsi in pressione a uniformarsi.</p>



<p>Quando adattiamo il nostro comportamento per paura di non essere accettati, alimentiamo senza accorgercene insicurezza, bassa autostima e difficoltà a riconoscere i nostri veri bisogni.</p>



<div style="height:20px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p><strong>Educati al confronto: il giudizio come ostacolo alla crescita personale</strong></p>



<p>Molte persone crescono in contesti dove il confronto e il giudizio esterno hanno un grande peso. I social media amplificano questa dinamica: basta scorrere lo schermo per sentirsi “indietro”, “non abbastanza”, “non all’altezza”. Tuttavia, se concentriamo l’attenzione esclusivamente sulle responsabilità esterne, rischiamo di trascurare una domanda decisiva: cosa possiamo fare, oggi, per recuperare sicurezza e favorire un vero percorso di crescita personale? <strong>Prendere distanza dal “normale”</strong>: la via per ritrovare sé stessi.</p>



<p>Ritrovare un equilibrio emotivo richiede, a volte, il coraggio di distanziarsi da ciò che consideriamo normale.<br>Significa sospendere per un momento il rumore esterno, osservare il nostro mondo interiore e interrogarci su quali credenze stiamo davvero portando avanti: sono davvero nostre o le abbiamo assorbite dalla cultura che ci circonda? Ascoltarsi non è facile: seguire i modelli esterni dà spesso l’illusione di sicurezza immediata.<br>Ma è proprio il confronto continuo a minare l’autostima e a ostacolare il <strong>cambiamento personale autentico</strong>.</p>



<div style="height:20px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p><strong>La trappola degli ideali irraggiungibili: quando nasce l’insicurezza</strong></p>



<p>Guardando immagini di persone note o influencer, è facile pensare: “<em>Dovrei essere così per stare bene. Dovrei avere ciò che hanno loro</em>.” È in quel momento che nasce il senso di mancanza. La cultura consumistica gioca proprio su questo vuoto costruito: più ci sentiamo inadeguati, più cerchiamo di colmarlo con ciò che ci viene proposto. L’insicurezza non nasce da ciò che siamo, ma da ciò che pensiamo di dover essere. Riconoscere la propria unicità è il fondamento della crescita personale. La vera protezione contro il confronto sociale è riscoprire la nostra unicità. È questo il nucleo dell’autostima: <strong>“Io sono questo. Mi riconosco, mi accetto, mi accolgo.”</strong> Da qui nasce un percorso di <strong>crescita personale</strong> sano, libero dal bisogno di imitare modelli irrealistici. La nostra diversità non è un difetto da correggere, ma una risorsa che dà profondità alla nostra identità.</p>



<div style="height:20px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p><strong>Trasformare l’invidia in ammirazione: il cambiamento che libera</strong></p>



<p>Quando smettiamo di confrontarci e iniziamo a osservare la vita con curiosità e apertura, l’invidia può trasformarsi in ammirazione per quegli aspetti che possono fungere da esempio positivo e costruttivo. Il desiderio di crescere diventa autentico, non più una rincorsa alle aspettative degli altri, ma un movimento naturale verso ciò che sentiamo giusto per noi. La diversità è la nostra forma più alta di unicità: <em>“Io non sarò nessuno, ma nessuno sarà mai come me”</em> (J. D. Morrison).</p>
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		<title>La gelosia: una forma d’amore o di dipendenza?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giulia]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Sep 2021 10:52:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[gelosia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La gelosia non esiste, esistono la paura e le ferite che ti porti dentro. La gelosia la troviamo là dove è presente la dipendenza, nelle relazioni in cui l’altro svolge o assolve una mancanza che ti accompagna da quando sei piccola o piccolo. Hai paura di essere ingannata o tradito? Non vuoi essere abbandonata/o: sei dipendente. Non si può costringere qualcuno ad amarci è una richiesta ridicola, l’amore non è un monopolio, nel momento in cui possiedi un essere vivente lo uccidi. La vita non può essere posseduta. Non la puoi tenere stretta in pugno: se la vuoi avere, devi tenere le mani aperte (Osho, 2007).&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La <strong>gelosia non esiste</strong>, esistono la paura e le ferite che ti porti dentro. La gelosia la troviamo là dove è presente la dipendenza, nelle relazioni in cui l’altro svolge o assolve una mancanza che ti accompagna da quando sei piccola o piccolo. Hai paura di essere ingannata o tradito? Non vuoi essere abbandonata/o: <strong>sei dipendente</strong>. Non si può costringere qualcuno ad amarci è una richiesta ridicola, l’amore non è un monopolio, nel momento in cui possiedi un essere vivente lo uccidi. La vita non può essere posseduta. Non la puoi tenere stretta in pugno: se la vuoi avere, devi tenere le mani aperte (<em>Osho</em>, 2007).</p>
<p><span id="more-224"></span><em><img loading="lazy" decoding="async" class=" alignleft  wp-image-223" style="margin: 5px; float: left;" src="https://edoardoguerrieri.it/wp-content/uploads/2021/09/gelosia_psicologo_1.jpg" alt="gelosia psicologo 1" width="357" height="193">Freud</em> nell’articolo del 1922 “Alcuni meccanismi nevrotici nella gelosia, nella paranoia e nell’omosessualità” sostiene che la gelosia derivi sia dalla situazione attuale che dalla situazione infantile dell’Edipo e della rivalità fraterna. Nella gelosia si combinano <strong>lutto</strong>, <strong>ferita</strong> <strong>narcisistica</strong> e <strong>autocritica</strong>. Lo psicoanalista <em>Fenichel</em> (1935) fa notare che non necessariamente la più forte gelosia nasce là dove c’è stato l’amore più grande, anzi quelli che sono più inclini alla gelosia sono spesso incapaci delle forme d’amore più profonde (<em>P. Mollon</em>, 2002).</p>
<p style="text-align: justify;">La gelosia è un’<strong>esplosione violenta</strong>, improvvisa che spazza via i sentimenti di amore e di fiducia. E’ un tormento intenso ed invadente che si accompagna a potenti sensazioni fisiologiche. La gelosia implica il senso di una perdita effettiva o minacciata, ed il rivale incarna tutto ciò che il geloso pensa di non essere. Ti è stato insegnato a paragonarti, a confrontarti, ma il paragone è stupido perché non può essere oggettivo, ogni essere umano è incomparabile ed unico. Se desideri essere amato, augurati che sia per quello che sei, e non per ciò che hai o fai.</p>
<p style="text-align: justify;">La gelosia in una relazione può essere<strong> pericolosa</strong>. Purtroppo, molti crimini violenti nascono da questo sentimento che avvelena la lucidità di chi ne è preda al punto da creare nella mente del geloso idee deliranti e malesseri psicotici. E anche quando la gelosia non si trasforma in atti violenti, i litigi ed i controlli sul partner spesso sono la causa della fine di una relazione.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Come posso superare la gelosia?</strong> Accettati, in qualsiasi modo tu sia. L’altro non è lì per riempire le tue mancanze, puoi vincere la dipendenza, tutto quello che ti serve è dentro di te: sei adulta/o. Se ami una persona e la lasci libera di essere, e la riconosci per quella che è, perché dovrebbe tradirti e rischiare di perdere un dono così grande? Se sceglie di esserti infedele, tu non puoi farci nulla, è una questione di responsabilità personale. Tu però non sei obbligata/o a stare in un rapporto che non ti fa sentire amata/o, trova il coraggio per spezzare la dipendenza ed incontrare altrove l’amore che desideri.</p>
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		<title>Il Dolore come gestirlo e superarlo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giulia]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 May 2021 13:04:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[angoscia]]></category>
		<category><![CDATA[autostima]]></category>
		<category><![CDATA[depressione]]></category>
		<category><![CDATA[dolore]]></category>
		<category><![CDATA[lutto]]></category>
		<category><![CDATA[paura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dòlor -oris dal latino mi dolgo, mi sento male questo è il dolore un patimento fisico e psicologico che ci rende inermi ed impotenti, che ci prosciuga e ci ottenebra privandoci della lucidità. Per comprendere come riuscire ad affrontare il patimento dobbiamo tenere presente che ogni epoca ha elaborato modi diversi di concepire la sofferenza. Nella mitologia greca Algos era il dio del dolore e come racconta Esiodo nella sua opera Teogonia (VIII-VII a.c.) la sua discendenza trovava origine in una forza oscura e irrazionale che doveva essere accolta in modo fatalistico. Oggi faremmo di tutto per evitare il dolore: abusare di farmaci, di sostanze o di relazioni dannose. Insomma, il male deve essere sedato in tutti i modi perché non ci piace, ci spaventa e ci fa sentire sbagliati. E spesso, tutto questo genera un grande equivoco quello di associare la sofferenza alla patologia, ma si può stare male senza che questo significhi avere un disturbo psichico.&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>Dòlor -oris</em> dal latino mi dolgo, <strong>mi sento male</strong> questo è il dolore un patimento fisico e psicologico che ci rende inermi ed impotenti, che ci prosciuga e ci ottenebra privandoci della lucidità. Per comprendere come riuscire ad affrontare il patimento dobbiamo tenere presente che ogni epoca ha elaborato modi diversi di concepire la sofferenza. Nella mitologia greca<em> Algos</em> era il dio del dolore e come racconta Esiodo nella sua opera<em> Teogonia</em> (VIII-VII a.c.) la sua discendenza trovava origine in una forza oscura e irrazionale che doveva essere accolta in modo fatalistico. Oggi faremmo di tutto per <strong>evitare il dolore</strong>: abusare di farmaci, di sostanze o di relazioni dannose. Insomma, il male deve essere sedato in tutti i modi perché non ci piace, ci spaventa e ci fa sentire sbagliati. E spesso, tutto questo genera un grande equivoco quello di associare la sofferenza alla patologia, ma si può stare male senza che questo significhi avere un disturbo psichico.</p>
<p><span id="more-221"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Nella maggior parte dei casi l’emozione del dolore emerge con tutta la sua potenza quando nella nostra vita <strong>viene a mancare</strong> qualcuno a cui siamo legati affettivamente o qualcosa che ci dà fiducia e stima. <em>John Bowlby</em> nel suo saggio sul processo del lutto dimostra che le risposte alla perdita dei bambini piccoli sono, a livello descrittivo, pressocché identiche a quelle che si osservano negli adulti. Il pianto e la collera hanno un grande rilievo tra i processi psicologici impegnati nella reazione ad una perdita, essi sono un mezzo per cercare di recuperare l’oggetto d’amore perduto. Il dolore, invece, indica la sequenza degli stati soggettivi che seguono la perdita ed accompagnano il lutto. Varie fasi si susseguono creando una lotta interiore tra il rifiuto, la negazione della perdita, e l’ostinato tentativo di recuperare quello che, oramai, non c’è più.</p>
<p style="text-align: justify;"><img loading="lazy" decoding="async" class=" alignleft size-full wp-image-220" style="margin-top: 5px; margin-right: 5px; float: left;" src="https://edoardoguerrieri.it/wp-content/uploads/2021/05/come-superare-il-dolore.jpg" alt="come superare il dolore" width="523" height="338" />Non è un caso che i filosofi che hanno scritto sulla felicità come <em>Epicuro</em> sostengano che essa si trovi nell’assenza di dolore. Lo stesso<em> Schopenhauer</em> recitava che <strong>l’uomo saggio non persegue ciò che è piacevole, ma l’assenza di dolore</strong>. Ovviamente i grandi saggi vogliono stimolarci alla misura e ricordarci di apprezzare le cose che abbiamo. Per primi, anch&#8217;essi, ben sapevano che soffrire è inevitabile nell’arco di una vita, e tutti ci siamo passati. Ma, il dolore non è soltanto un sadico scherzo del destino, esso ha anche delle funzioni positive; la vera sfida è riuscire a gestirlo, e spingere sé stessi oltre il suo limite. Per il drammaturgo <em>Eschilo</em> <strong>il dolore era la via maestra da percorrere per giungere alla conoscenza</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Dunque, <strong>come possiamo cercare di gestire ed affrontare il dolore?</strong> Per <em>prima</em> cosa non possiamo né dobbiamo ignorarlo, far finta che non ci sia, ogni ferita ha i suoi tempi tecnici di guarigione. Da un punto di vista evoluzionistico il dolore ci dà un momento di stop, di recupero e di riflessione, ci avvicina agli altri e ci spinge a chiedere aiuto. <em>Secondo passo</em>, come scrive <em>Emil Cioran</em> dobbiamo <strong>consentirci di soffrire per cessare di soffrire</strong>, incontrare il dolore concedergli uno spazio ed un tempo nella giornata. <em>Terzo</em>, abbiamo l’obbligo di continuare a portare avanti i doveri della vita ed a prenderci cura della nostra persona.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Accettare</strong> un cambiamento inaspettato e doloroso è un’impresa ardua, ma possibile. <em>Marcel Proust</em> diceva che: “la felicità è benefica al corpo, ma è il dolore che sviluppa le facoltà dello spirito”. Se facciamo questo senza evitare la sofferenza, arriverà il momento in cui la ferita sarà rimarginata, ed avremo rivelate risorse inaspettate come la <strong>capacità di riuscire a vincere le difficoltà</strong>. I periodi bui, ed i giorni grigi del dolore una volta superati ci lasciano più forti, non dobbiamo arrenderci mai, come recita il titolo di un libro di G. Nardone &#8220;non c&#8217;è notte che non veda il giorno&#8221;.</p>
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		<title>Autostima: l’amore perduto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giulia]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jun 2020 10:11:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tempi difficili per la nostra specie, privi di punti di riferimento e di modelli validi a cui ispirarsi, frastornati dai rapidi cambiamenti tecnologici e derubati delle nostre tradizioni viviamo in un momento storico in cui non avere una solida autostima è pericoloso. Senza l’amore per se stessi diventiamo facili prede, rapaci senza scrupoli volteggiano sulle nostre teste. Affamati e crudeli. Tutto è prodotto, da vendere e da acquistare, e così noi esseri umani ci aggrappiamo a quello che la società ci propina come rimedio contro l’infelicità. E’ l’immagine di un decadimento senza bellezza. Non è una questione morale, questa mia riflessione parla di amore, di quanto esso manchi al genere umano. Amore per gli altri, amore per la vita, amore per se stessi. L’autostima ed il rispetto per la propria persona sono armi, fendenti e scudi per scendere in battaglia. Per alzare la testa, per vivere bene, per riappropiarsi della libertà di essere unici, e orgogliosamente diversi l’uno dall’altro.&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Tempi difficili per la nostra specie, privi di punti di riferimento e di modelli validi a cui ispirarsi, frastornati dai rapidi cambiamenti tecnologici e derubati delle nostre tradizioni viviamo in un momento storico in cui non avere una solida autostima è pericoloso. <strong>Senza l’amore per se stessi diventiamo facili prede</strong>, rapaci senza scrupoli volteggiano sulle nostre teste. Affamati e crudeli. Tutto è prodotto, da vendere e da acquistare, e così noi esseri umani ci aggrappiamo a quello che la società ci propina come rimedio contro l’infelicità. E’ l’immagine di un decadimento senza bellezza. Non è una questione morale, questa mia riflessione parla di amore, di quanto esso manchi al genere umano. Amore per gli altri, amore per la vita, amore per se stessi. L’autostima ed il rispetto per la propria persona sono armi, fendenti e scudi per scendere in battaglia. Per alzare la testa, per vivere bene, per riappropiarsi della libertà di essere unici, e orgogliosamente diversi l’uno dall’altro.</p>
<p><span id="more-214"></span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" alignleft size-full wp-image-213" style="margin: 5px 10px 5px 0px; float: left;" src="https://edoardoguerrieri.it/wp-content/uploads/2020/06/Autostima-psicologo-empoli-lucca.jpg" alt="Autostima psicologo empoli lucca" width="483" height="320" /></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Che cos’è l’autostima?</strong> E’ sentire fiducia nelle proprie capacità di pensare e di superare le sfide della vita, è credere di meritare un’esistenza felice attraverso il diritto di affermare necessità e desideri. E’ dare voce al nostro sentire, è scegliere di vivere per come siamo e non per come ci vogliono gli altri. Se per essere amati dobbiamo dimenticare chi siamo, trasformarci nell’aspetto e nel cuore, quale amore crediamo di ottenere? Chi mi vuole per quello che faccio, per quello che rappresento, per come ho i capelli, il seno o i fianchi, mi ama veramente? Dobbiamo uscire dal gregge, stiamo camminando su corde consumate, e sotto, il vuoto si sfrega le mani e ci attende. Qualcuno potrebbe affermare: ma non corriamo il rischio di diventare egoisti? No, vi dico che se viviamo con consapevolezza, l’egoismo si trasforma in un vezzo da vecchi moralisti. Affermarsi, non vuol dire schiacciare l’altro. Scegliere un partner che amo, ma che la mia famiglia non accetta, non è egoismo. Non dobbiamo dimenticare che la nostra vita ci appartiene. Chi vuol farci vivere in un modo diverso da quello che sentiamo essere il nostro, è cieco, non prova a capire, non riesce a vedere. Abbiamo il dovere di scoprirci coraggiosi. Altrimenti non c’è via di scampo alla sofferenza, alla solitudine, all’insoddisfazione, alla nevrosi, alla dipendenza, alla violenza.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Da dove iniziare?</strong> Dall’ascolto, dal prendere il tempo per dar voce a quello che abbiamo dentro con consapevolezza. Stringendo i pugni, senza indietreggiare davanti a chi ci mette i muri, e cerca di farci sentire in colpa. Un altro caposaldo per un’autostima forte è assumere la piena responsabilità della propria esistenza. “Seguite la luce, camminate su strade meno battute, riscoprite la bellezza di essere diversi. Osate e amate.” Allora, sì che questa vita può cambiare, come nel mito di Sisifo che seppur condannato per l’eternità a portare il suo macigno, nel momento in cui fa ritorno ai pedi della montagna, si riprende la sua libertà, in quell’istante è di nuovo libero, stanco, ma libero.</p>
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		<title>La separazione genitoriale: gli effetti sui figli</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giulia]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Mar 2020 17:37:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[genitori separati e figli]]></category>
		<category><![CDATA[separazione genitoriale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quando due persone arrivano alla decisione di separarsi, solitamente, sono consumate e prosciugate dal dolore, dai conflitti e dalle incomprensioni. Spesso le motivazioni, che rendono ineluttabile la fine della relazione, sono chiare ad entrambi i coniugi, ciò nonostante può succedere che questi procrastino il momento dello scioglimento formale della loro unione. Perché questo accade? A complicare le cose ci pensano la preoccupazione per il giudizio degli altri (genitori, parenti, amici), il confronto con il fallimento e, soprattutto, il dover affrontare i figli. Nel genitore esplode l’ansia di poter deludere e far soffrire, ed il timore di poter arrecare un danno psicologico che comprometta il futuro del figlio. Certo, la separazione è uno dei cambiamenti più dolorosi nella vita di un individuo, ma, dobbiamo dire che non è l’unico, e da esso possono scaturire una serie di effetti che non sono soltanto negativi, in alcune realtà si hanno anche conseguenze costruttive.&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Quando due persone arrivano alla decisione di separarsi, solitamente, sono consumate e prosciugate dal dolore, dai conflitti e dalle incomprensioni. Spesso le motivazioni, che rendono ineluttabile la fine della relazione, sono chiare ad entrambi i coniugi, ciò nonostante può succedere che questi procrastino il momento dello scioglimento formale della loro unione. <strong>Perché questo accade?</strong> A complicare le cose ci pensano la preoccupazione per il giudizio degli altri (genitori, parenti, amici), il confronto con il fallimento e, soprattutto, il dover affrontare i figli. Nel genitore esplode l’ansia di poter deludere e far soffrire, ed il timore di poter arrecare un danno psicologico che comprometta il futuro del figlio. Certo, la separazione è uno dei cambiamenti più dolorosi nella vita di un individuo, ma, dobbiamo dire che non è l’unico, e da esso possono scaturire una serie di effetti che non sono soltanto negativi, in alcune realtà si hanno anche conseguenze costruttive.</p>
<p><span id="more-210"></span></p>
<p style="text-align: justify;"><img loading="lazy" decoding="async" class=" alignleft size-full wp-image-209" style="margin-right: 5px; margin-bottom: 5px; float: left;" src="https://edoardoguerrieri.it/wp-content/uploads/2020/03/la_separazione_dei_genitori.jpg" alt="la separazione dei genitori" width="500" height="323" />Cerchiamo, per quanto possibile in questo breve contributo, di descrivere quelle che possono essere alcune problematicità dello scioglimento familiare. Può accadere che durante le prime tappe della separazione compaiano (soprattutto nei bambini da 3 anni in su) sintomi regressivi (ovvero tipici di età precedenti) quali l’enuresi notturna, la paura di dormire da soli, risvegli notturni frequenti, capricci al momento dei pasti, rabbia verso uno o entrambi i genitori, rifiuto di studiare o fare i compiti e così via. Nei ragazzi più grandi possono invece comparire atteggiamenti di ribellione o provocazione; tipico è il tentativo degli adolescenti di inserirsi nello spazio creato dalla separazione per fare cose che in precedenza non erano concesse, <strong>cercando nel &lt;&lt;trauma&gt;&gt; l’alibi</strong> per uscire dagli schemi precedenti e trasgredire le regole prestabilite. Queste espressioni di disagio emotivo non vanno confuse con disturbi veri e propri, poiché rappresentano una prima reazione al cambiamento ed al turbamento innescato dalla separazione. Si osserva, infatti, a breve un ristabilirsi dell’equilibrio precedente, che con un po&#8217; di calma e regole ben poste, non può non tornare (Cagnoni, Nardone &#8211; <em>“Aiutare i genitori ad aiutare i figli”</em> 2012).</p>
<p style="text-align: justify;">Per superare la separazione dei genitori e non rimanere intrappolati sotto alle macerie, occorre, come sostiene Emery: <strong>vivere il lutto</strong>. I figli devono attraversare le fasi necessarie per riuscire ad elaborare la perdita, quindi una prima fase di negazione o rifiuto, che anticipa manifestazioni di rabbia verso uno o entrambi i genitori, fratelli o sorelle, e compagni di scuola. Non è raro, superata questa fase, il tentativo di riavvicinare i genitori con ricatti emotivi o alleanze manipolatorie; seguono paura e momenti di tristezza che sono sintomatici della fase depressiva dell’elaborazione della perdita. Poi, per la maggior parte dei bambini arriva il tempo dell’accettazione, un nuovo equilibrio si fa spazio, e lo stabilirsi della nuova situazione familiare favorisce la conferma e l’attenzione affettiva necessaria al bambino per ritrovare la serenità.</p>
<p style="text-align: justify;">Il nemico più grande per la salute psicologica di un figlio, di genitori divisi, non è la separazione, ma il <strong>conflitto</strong>; numerose sono le ricerche che evidenziano la correlazione tra conflittualità e malessere psicologico (Elliot e Richards, 1992; Jenkins, Smith, 1990). L’odio che si accende in queste guerre dei “Roses” non trova vincitore proclamando la sconfitta di tutta la famiglia; <strong>&lt;&lt;separarsi bene&gt;&gt;</strong> deve essere l’obiettivo della coppia, al fine di superare in fretta la tempesta. La vita può separarci, allontanandoci, ma il nostro passato può essere rispettato, ricordando che dall’altra parte c’è una persona che un tempo abbiamo amato.</p>
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		<title>Adolescenza: la tempesta del cambiamento</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giulia]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Mar 2020 17:22:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[adolescenza]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamento]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’etimologia della parola adolescenza deriva dal latino adolescens, e sta ad indicare colui che si sta nutrendo, mentre il termine adulto, che ha origine dalla stessa radice, corrisponde a colui che si è nutrito; questa differenza segna la meta implicita di questo periodo di vita: crescere, strutturarsi, formarsi, raggiungere una propria identità. Quando ha inizio questa fase dello sviluppo? La pubertà, cioè il momento della maturazione biologica, segna l’inizio dell’adolescenza; tuttavia, questi cambiamenti fisici non hanno un esordio preciso e possono andare da un range di 9-10 anni ai 13-14 anni. La tempesta del cambiamento avviene nel corpo, nella mente e nei comportamenti.&#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">L’etimologia della parola <strong>adolescenza</strong> deriva dal latino <em>adolescens</em>, e sta ad indicare <em>colui che si sta nutrendo</em>, mentre il termine <strong>adulto</strong>, che ha origine dalla stessa radice, corrisponde a <em>colui che si è nutrito</em>; questa differenza segna la meta implicita di questo periodo di vita: crescere, strutturarsi, formarsi, raggiungere una propria identità. <strong>Quando ha inizio questa fase dello sviluppo? </strong>La pubertà, cioè il momento della maturazione biologica, segna l’inizio dell’adolescenza; tuttavia, questi cambiamenti fisici non hanno un esordio preciso e possono andare da un range di 9-10 anni ai 13-14 anni. La tempesta del <strong>cambiamento</strong> avviene nel <strong>corpo</strong>, nella <strong>mente</strong> e nei <strong>comportamenti</strong>.</p>
<p><span id="more-207"></span></p>
<p style="text-align: justify;"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-642 size-full" style="margin-right: 5px; margin-bottom: 5px; margin-top: 5px; float: left;" src="https://edoardoguerrieri.it/wp-content/uploads/2020/03/depressione-lucca-empoli-adolescenti.png" alt="" width="500" height="331" />Evidenti sono le metamorfosi legate alla <em>maturazione sessuale</em>; queste quando avvengono rapidamente possono cogliere impreparati i ragazzi ed essere causa di problemi di accettazione, dismorfofobie o disturbi alimentari. La <strong>sessualità</strong> entra in scena in maniera dirompente stimolando la curiosità e la voglia di nuove sensazioni, per esempio attraverso la masturbazione; si aggiunge il desiderio di mettersi alla prova o di scacciare eventuali timori legati all’omosessualità. Una trasformazione della <strong>mente</strong> riguarda la capacità di ragionare in astratto, si sviluppa quello che viene chiamato il <em>pensiero ipotetico-deduttivo</em> che consente ai giovani di dar vita ai primi progetti, secondo Piaget, il pensiero in questa fase dello sviluppo si stacca da un contenuto esclusivamente concreto per arrivare a costruire ipotesi che tengono conto del possibile.</p>
<p style="text-align: justify;">Un altro cambiamento è il “distanziamento” dalla <strong>famiglia</strong> in favore del gruppo dei coetanei, alla ricerca di un luogo in cui testarsi e sviluppare una nuova immagine di sé. Questo processo di separazione ed individuazione può far emergere, nell’adolescente, sentimenti di isolamento, di solitudine, di rabbia e di aggressività dando vita ad una danza emozionale che oscilla tra la sete di autonomia ed il bisogno di dipendenza. Nel confronto con i pari sono l’immagine, la disponibilità di accesso ai beni materiali, la cultura di origine e quella acquisita a costituire variabili decisive per lo sviluppo di vissuti di inferiorità o al contrario di fiducia e di stima.</p>
<p style="text-align: justify;">L’adolescenza rappresenta un’età di transizione, di passaggio, di trasgressione, il mestiere dei giovani è quello di mettere in discussione e rifiutare le regole del mondo adulto, vanno ritenuti fisiologici anche certi comportamenti aggressivi, quando non arrivano ad essere eccessivi. Il compito educativo della famiglia è cruciale e si muove su due dimensioni fondamentali: l’<strong>accettazione</strong> ed il <strong>controllo</strong>, il mix di questi due aspetti modula lo stile parentale che può essere permissivo, autoritario o autorevole. Il genitore deve riuscire nell’impresa di sviluppare una competenza genitoriale che lo elegga a guida ed a figura di sostegno dell’adolescente con regole ed atteggiamenti flessibili ed autorevoli, che stimolino nel ragazzo la motivazione ad affrontare in prima persona gli ostacoli e le prove della vita. L’assunzione di responsabilità e l’autonomia sono il fine ultimo di questa fase, il loro raggiungimento stabilisce il passaggio del ragazzo all’età adulta.</p>
<p>L'articolo <a href="https://edoardoguerrieri.it/adolescenza-la-tempesta-del-cambiamento/">Adolescenza: la tempesta del cambiamento</a> proviene da <a href="https://edoardoguerrieri.it">Dott. Edoardo Guerrieri</a>.</p>
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		<title>Dubbio patologico: la sofferenza del pensare</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giulia]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Sep 2019 15:49:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I processi di pensiero fanno parte degli ambiti di studio della psicologia e di intervento della psicoterapia. Pensare troppo e pensare “male” provoca tutta una serie di problemi psicologici fonte di grave sofferenza psichica e comportamentale. Il continuo rimuginare sulle cose, sulle situazioni di vita e sulle decisioni da prendere è principio di ansia e di difficoltà sia personali che relazionali. La responsabilità di questo cortocircuito cognitivo è da attribuire al bisogno arcaico di sicurezza dell’essere umano.&#8230;</p>
<p><a class="websoup-read-more-link" href="https://edoardoguerrieri.it/dubbio-patologico-la-sofferenza-del-pensare/">Leggi tutto &#62;</a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">I processi di pensiero fanno parte degli ambiti di studio della psicologia e di intervento della psicoterapia. Pensare troppo e pensare “male” provoca tutta una serie di problemi psicologici fonte di grave sofferenza psichica e comportamentale. Il continuo rimuginare sulle cose, sulle situazioni di vita e sulle decisioni da prendere è principio di ansia e di difficoltà sia personali che relazionali. La responsabilità di questo cortocircuito cognitivo è da attribuire al <strong>bisogno arcaico di sicurezza</strong> dell’essere umano.</p>
<p><span id="more-202"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Sin dai tempi antichi l’uomo ha avuto l’esigenza di rassicurarsi, di dare un senso alla vita e di ricercare il conforto di una guida illuminata ed illuminante. Inizialmente, erano gli elementi naturali ed i fenomeni atmosferici a rivelargli il cammino da compiere. Poi, con l’evoluzione biologica, sociale e tecnologica il genere umano ha iniziato a sentirsi sempre più in grado di gestire e di controllare da solo l’esistenza, facendo del <strong>ragionamento</strong> lo strumento principe con cui sbrogliare <strong>dubbi e trovare certezze</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><img loading="lazy" decoding="async" class="img-responsive alignleft size-full wp-image-201" style="margin: 5px 5px 5px 0px; float: left;" src="https://edoardoguerrieri.it/wp-content/uploads/2019/09/Pensare-troppo-fa-male-interna.jpg" alt="Pensare troppo fa male interna" width="483" height="320" />La pia illusione di controllo su tutto ciò che circonda l’essere umano e che gli accade è, ad oggi, l’errore più frequente da riscontrare nelle persone con problemi d’ansia, disturbi ossessivi e depressione. Ahimè, per quanto il genere umano si sia evoluto <strong>non può controllare né il caso, né le malattie, né altri tipi di eventi</strong> che eludono qualsiasi tipo di abilità previsionale. Il ragionamento se esasperato spalanca le porte alla patologia, e trasforma la capacità di pensare in modo creativo e produttivo da risorsa a limite.</p>
<p style="text-align: justify;">I maggiori problemi di questo tipo si riscontrano con la presenza di paure irrazionali, di reazioni emotive e fisiologiche a cui è difficile dare un significato, e con relazioni d’amore turbolente e situazioni di vita ambivalenti. Questi sono gli ambiti che di consueto mandano in tilt il raziocinio. Dunque, <strong>cosa per non cadere in questi tranelli</strong> <strong>del pensare “male”? Cosa può costituire un rimedio efficace a questo tipo di problema?</strong> Bene, per prima cosa dobbiamo tenere a mente che il ragionare, non è l’unico strumento che abbiamo a disposizione per “affrontare” la realtà. Il nostro asso nella manica è il sentire: l’<strong>intuito</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">La <strong>consapevolezza operativa</strong>, così chiamata, è quel tipo di intelligenza rapida che promuove l’azione. E’ necessario tornare ad ascoltare i segnali più profondi del nostro essere, e non forzare la mano con ragionamenti ossessivi ed improduttivi. Infatti, le strutture corticali deputate al ragionamento fanno parte della “zona” più giovane del cervello; è nelle aree sottocorticali come il paleoencefalo che sono preposti i centri emozionali, e ovviamente questi ultimi non possono essere controllati attraverso il ragionamento.</p>
<p style="text-align: justify;">L’arma efficace in questi casi è quella di attuare uno stop a dilemmi e infinite domande. <strong>Vincere senza combattere</strong> (Nardone, 2011), è lo stratagemma utilizzato per affrontare quelle situazioni in cui dubbi, pensieri e paure rischiano di diventare anguste prigioni senza possibilità di fuga.</p>
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		<title>Linguaggio del corpo: tutto quello che non possiamo nascondere</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giulia]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 May 2019 10:22:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione non verbale]]></category>
		<category><![CDATA[linguaggio del corpo]]></category>
		<category><![CDATA[sentimenti]]></category>
		<category><![CDATA[stati d'animo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il linguaggio del corpo ed i versi erano gli strumenti essenziali per comunicare gli stati d'animo ed i sentimenti. Il linguaggio orale, infatti, essendosi sviluppato in un arco di tempo compreso tra due milioni e cinquecentomila anni fa è molto più giovane; possiamo immaginare, pertanto, quante siano le cose che comunichiamo senza esserne completamente consapevoli. Il nostro modo di gesticolare, di muoverci e di metterci in relazione con gli altri svela gran parte di quello che proviamo e che pensiamo in quel momento. Albert Mehrabian in un'interessante ricerca degli anni '70 ha scoperto che l'effetto complessivo di un messaggio è per il 7% verbale (le parole), per il 38% paraverbale (tono, volume, tempo e ritmo della voce) e per il 55% non verbale. Il risultato? E' più importante come lo dici, non cosa dici. Il linguaggio corporeo può avere un peso fino all'80% sull'esito di un incontro. Sono sufficienti meno di 4 minuti affinchè le persone si formino un'opinione iniziale del loro interlocutore. A dispetto di quello che riteniamo politicamente corretto credere, quando incontriamo qualcuno per la prima volta lo giudichiamo rapidamente sotto il profilo della cordialità, della dominanza e come potenziale partner sessuale (Allan &#038; Barbara Pease, 2004).&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il linguaggio del corpo ed i versi erano gli strumenti essenziali per comunicare gli stati d&#8217;animo ed i sentimenti. Il linguaggio orale, infatti, essendosi sviluppato in un arco di tempo compreso tra due milioni e cinquecentomila anni fa è molto più giovane; possiamo immaginare, pertanto, quante siano le cose che comunichiamo senza esserne completamente consapevoli. Il nostro modo di gesticolare, di muoverci e di metterci in relazione con gli altri svela gran parte di quello che proviamo e che pensiamo in quel momento. <em>Albert Mehrabian</em> in un&#8217;interessante ricerca degli anni &#8217;70 ha scoperto che l&#8217;effetto complessivo di un messaggio è per il 7% verbale (le parole), per il 38% paraverbale (tono, volume, tempo e ritmo della voce) e per il 55% non verbale. Il risultato? <strong>E&#8217; più importante come lo dici, non cosa dici</strong>. Il linguaggio corporeo può avere un peso fino all&#8217;80% sull&#8217;esito di un incontro. Sono sufficienti meno di 4 minuti affinchè le persone si formino un&#8217;opinione iniziale del loro interlocutore. A dispetto di quello che riteniamo politicamente corretto credere, quando incontriamo qualcuno per la prima volta lo giudichiamo rapidamente sotto il profilo della <strong>cordialità</strong>, della <strong>dominanza</strong> e come <strong>potenziale partner sessuale</strong> <span style="font-size: 12px;">(Allan &amp; Barbara Pease, 2004).</span></p>
<p><span id="more-199"></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><img loading="lazy" decoding="async" class=" alignleft size-full wp-image-198" style="margin-right: 10px; margin-top: 5px; float: left;" src="https://edoardoguerrieri.it/wp-content/uploads/2019/05/linguaggio_del_corpo.jpg" alt="linguaggio del corpo" width="400" height="533">Quali sono i segnali più evidenti che ci dicono che una persona sta mentendo?</strong> Per riuscire a discriminare quando una persona ci mente è importante leggerne i gesti nel loro insieme, ponendo attenzione al contesto. Se c&#8217;è una discordanza tra il linguaggio verbale e quello corporeo è probabile che il nostro interlocutore ci stia mentendo. <em>Paul Ekman</em> psicologo esperto in materia scrive che quando qualcuno dice deliberatamente il falso sorride di meno. E&#8217; <strong>il volto</strong> la zona del corpo più utilizzata per mascherare una bugia. Quando cerchiamo di spacciare un&#8217;affermazione falsa per vera ricorriamo a sorrisi, cenni col capo e ammiccamenti. <strong>La presenza di dissonanza</strong> nei segnali facciali indica conflittualità emozionale. Mentire è un&#8217;arte da affinare nel tempo, con un costante allenamento, in quanto l&#8217;inconscio opera in modo automatico ed indipendente rispetto alla bugia che viene raccontata. Ad un occhio attento non sfuggono le discordanze che emergono nel contrasto tra linguaggio del corpo e le parole dette. Concludiamo questo approfondimento riportando due curiosità, la prima è che dagli studi in materia emergerebbe che le donne siano più brave degli uomini a mentire, in quanto racconterebbero bugie più elaborate rispetto a questi ultimi che sembrano avere minor fantasia. La seconda è che la email ed il telefono sono i mezzi migliori per chi vuol raccontare una falsità senza correre il rischio di farsi sfuggire segnali di colpevolezza!</p>
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