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	<title>attacchi di panico Archivi - Dott. Edoardo Guerrieri</title>
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	<description>Psicologo Psicoterapeuta Empoli e Lucca</description>
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	<title>attacchi di panico Archivi - Dott. Edoardo Guerrieri</title>
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		<title>Come riconoscere un attacco di panico</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giulia]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Mar 2018 09:58:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[attacchi di panico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'attacco di panico si manifesta con un episodio improvviso ed esplosivo di intensa paura o angoscia. I sintomi tipici sperimentati sono: respiro affannoso, sensazione di soffocamento, vertigine, barcollamenti, debolezza, palpitazioni o accelerazione del battito cardiaco, tremito, sudore, soffocamento, nausea o dolori addominali, depersonalizzazione o derealizzazione, sensazioni di torpore e formicolio, rossore al viso, brividi, dolori al petto, angoscia, paura della morte, paura di diventare pazzo, paura di fare qualcosa di incontrollato.&#8230;</p>
<p><a class="websoup-read-more-link" href="https://edoardoguerrieri.it/come-riconoscere-un-attacco-di-panico/">Leggi tutto &#62;</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">L&#8217;attacco di panico si manifesta con un episodio improvviso ed esplosivo di intensa paura o angoscia. I sintomi tipici sperimentati sono: respiro affannoso, sensazione di soffocamento, vertigine, barcollamenti, debolezza, palpitazioni o accelerazione del battito cardiaco, tremito, sudore, soffocamento, nausea o dolori addominali, depersonalizzazione o derealizzazione, sensazioni di torpore e formicolio, rossore al viso, brividi, dolori al petto, angoscia, paura della morte, paura di diventare pazzo, paura di fare qualcosa di incontrollato.</p>
<p><span id="more-191"></span></p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class=" size-full wp-image-190" style="display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;" src="https://edoardoguerrieri.it/wp-content/uploads/2018/03/come_riconoscere_attacco_di_panico.jpg" alt="come riconoscere attacco di panico" width="640" height="316" /></p>
<p style="text-align: justify;">Dopo il verificarsi di un primo attacco acuto si instaura un&#8217;ansietà cronica alimentata dalla paura che l&#8217;episodio di panico possa riavverarsi, ciò provoca uno stato di ipervigilanza con una ossessiva attenzione ad ogni minimo segnale proveniente dal corpo. Questo stato di allerta e di apprensione causa una percezione distorta delle minacce, tant&#8217;è che le reazioni fisiologiche sono lette come sintomo di una disfunzione, di una malattia fisica o psichica.<br />
La paura può legarsi, anche, a situazioni specifiche, circostanze in cui sarebbe difficile allontanarsi o ricevere un aiuto (per esempio ascensori, treno, auto, aereo, viaggiare in autostrada, stare in coda, essere tra la folla, trovarsi da soli fuori o dentro casa). Tutto ciò alimenta l&#8217;evitamento di tali luoghi, la riduzione degli spostamenti e la dipendenza dalla protezione degli altri. Cresce, vorticosamente, la paura del mondo esterno e la sfiducia nelle proprie capacità.</p>
<p style="text-align: center;">“La paura è la cosa di cui ho più paura.” <em>M. De Montagne</em></p>
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		<title>Ansia, angoscia e paura</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giulia]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Jan 2017 12:14:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[ansia]]></category>
		<category><![CDATA[attacchi di panico]]></category>
		<category><![CDATA[disturbi d'ansia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Approfondimento tratto dall'opera “Ansia” di Joseph LeDoux.<br />
Raffaello Cortina Editore, 2016.</p>
<p>L'ansia fa parte della vita: c'è sempre qualcosa di cui preoccuparsi, avere timore, agitarsi o stressarsi. E' normale. Ma non siamo tutti ansiosi nella stessa misura.&#8230;</p>
<p><a class="websoup-read-more-link" href="https://edoardoguerrieri.it/ansia-angoscia-e-paura/">Leggi tutto &#62;</a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">Approfondimento tratto dall&#8217;opera “Ansia” di Joseph LeDoux.<br />
Raffaello Cortina Editore, 2016.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;ansia fa parte della vita: c&#8217;è sempre qualcosa di cui preoccuparsi, avere timore, agitarsi o stressarsi. E&#8217; normale. Ma non siamo tutti ansiosi nella stessa misura.</p>
<p><span id="more-176"></span></p>
<p><img decoding="async" class=" size-full wp-image-175" style="display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;" src="https://edoardoguerrieri.it/wp-content/uploads/2017/01/ansia-ledoux.jpg" alt="ansia ledoux" width="600" height="400" /></p>
<p style="text-align: justify;">Ognuno di noi ha un proprio livello d&#8217;ansia individuale e risponde pertanto in maniera differente alle esperienze. Ciò che può essere molto stressante per una persona, può non esserlo affatto per un&#8217;altra.<br />
<strong>Che cosa ci rende psicologicamente diversi?</strong> Ognuno di noi ha un cervello di un certo tipo che rende ciascun individuo unico. Tali diversità sono date dal patrimonio genetico datoci dai nostri genitori e dalle esperienze fatte durante la vita. Natura e cultura, come scrive <em>LeDoux</em>, collaborano nel plasmare chi siamo. Lo studioso <em>David Barlow</em> ha identificato tre fattori di vulnerabilità alle patologie ansiose: genetica o altri fattori biologici, fattori psicologici generali, esperienze apprese.<br />
<strong>Da quanto tempo l&#8217;uomo conosce l&#8217;angoscia?</strong> La parola angoscia deriva dal latino <em>anxietas</em> che deriva a sua volta dal greco <em>angh</em>. I greci utilizzavano questo termine per riferirsi a sensazioni fisiche quali la tensione, la costrizione ed il disagio. Possiamo evincere da testi letterali e religiosi che l&#8217;uomo abbia conosciuto questo stato mentale da molto, molto tempo; benché non lo abbia sempre chiamato ansia. Nonostante la sua lunga storia la parola angoscia, fino all&#8217;avvento dell&#8217;opera di Freud, non era stata considerata come un disagio frutto di una causa psicopatologica. Secondo Freud l&#8217;angoscia nasce dalla necessità di tenere al di fuori della coscienza degli impulsi legati a pensieri e ricordi stressanti, per lo più dell&#8217;infanzia. Quando il meccanismo di difesa della rimozione non riesce a celare alla coscienza tali impulsi problematici si manifesta l&#8217;angoscia nevrotica. Il metodo psicoanalitico si prefiggeva l&#8217;obiettivo di riportare alla luce della coscienza la causa della nevrosi d&#8217;angoscia per debellarla ed eliminarla. Egli distingueva così tra angoscia primaria, che ha un oggetto immediato (in sostanza, la paura), e angoscia segnale, che è senza oggetto (in sostanza, l&#8217;ansia).<br />
<strong>Possiamo veramente fare una distinzione tra ansia e paura? </strong><em>LeDoux</em> sostiene che si può e si deve fare questa distinzione perché a seconda del tipo di minaccia percepito vengono coinvolti meccanismi cerebrali differenti. Come abbiamo detto l&#8217;ansia e la paura sono esperienze naturali, tuttavia quando accade che la loro intensità, frequenza e durata sia tale da compromettere il regolare decorso della vita quotidiana ci troviamo in presenza di un disturbo d&#8217;ansia: preoccupazioni costanti, prive di fondamento, irrazionali che spingono ad evitare luoghi e persone, che producono azioni ripetitive e incontrollate, che producono incubi ricorrenti, flashback o paralisi emotive. Attraverso il suo lavoro lo psichiatra <em>Donald Klein</em> distinse due grandi specie di disturbi d&#8217;ansia: il <strong>disturbo d&#8217;ansia generalizzata</strong> (GAD) e il <strong>disturbo da attacchi di panico</strong>. Proviamo a riconoscerne le differenze descrivendo brevemente le due condizioni. GAD: preoccupazione prolungata, eccessiva ed incontrollabile di fronte a normali situazioni di vita, come la famiglia, il lavoro, le finanze, la salute e le questioni d&#8217;amore al punto da restare impigliati in uno stato di tensione che non consente di fare “altro”. Antitetico ad esso è il disturbo da attacchi di panico che è contraddistinto da brevi ed intensi attacchi in cui la persona è sopraffatta dal sentimento di soffocamento, o dalla paura di avere un attacco di cuore. Per comprendere la paura e l&#8217;ansia, sostiene <em>LeDoux</em>, non possiamo trascurare i meccanismi cerebrali che rilevano ed elaborano le minacce portate al benessere della persona. Come lungamente descritto da molte ricerche sull&#8217;argomento, il rilevamento delle <strong>minacce</strong> è finalizzato alla lotta oppure alla fuga, innescando una reazione difensiva che coinvolge tutto il corpo. Quando essa entra in gioco siamo letteralmente sopraffatti dalla paura o dall&#8217;ansia. Le persone che soffrono dei disturbi di paura e di ansia sono ipersensibili alle minacce e gran parte della loro attenzione è focalizzata alla loro ricerca, dando vita ad una condizione di <strong>ipervigilanza</strong>. Risulta, per tali premesse, assai difficile dare il giusto peso ad una eventuale minaccia percepita, e ancor di più distinguere ciò che può essere pericoloso da quel che non lo è. L&#8217;autore afferma che secondo il suo punto di vista i sentimenti di paura sorgono quando diveniamo coscienti della rilevazione da parte del nostro cervello di un pericolo.<br />
<strong>Come nascono le emozioni?</strong> Per dare una risposta breve ed il più possibile fruibile a questa domanda, inserisco di seguito il trascritto della spiegazione di <em>LeDoux</em> di come, secondo l&#8217;autore ed altri studiosi, nasce il sentimento di paura. Tutto inizia quando uno stimolo esterno, elaborato dai sistemi sensoriali nel cervello, è classificato a livello non consapevole come una minaccia. Si innesca così un aumento dello stato di eccitamento del cervello, dell&#8217;espressione di risposte comportamentali e di cambiamenti fisiologici nel corpo. Questi segnali inviati al cervello divengono parte della risposta non conscia al pericolo. L&#8217;attività cerebrale viene monopolizzata dalla minaccia, che aumenta la vigilanza. L&#8217;ambiente viene monitorato per capire perché siamo eccitati in questo specifico modo. Se, grazie alla memoria il monitoraggio ambientale rivela che sono presenti minacce conosciute, l&#8217;attenzione si focalizza su quegli stimoli che sono consciamente colpevoli dello stato di eccitamento. <strong>La </strong><strong>memoria</strong> ci permette quindi di sapere che “<strong>paura</strong>” è il nome che diamo a esperienze di questo tipo (a partire dall&#8217;infanzia costruiamo modelli di ciò che somiglia all&#8217;essere in uno di quegli stati che etichettiamo con la parola “emozioni”). Quando i diversi fattori o ingredienti sono integrati nella coscienza , si ha un&#8217;emozione, nello specifico il sentimento conscio di paura. Possiamo concludere asserendo che le emozioni ed i sentimenti tornano ad essere, secondo la prospettiva proposta da <em>LeDoux</em>, esperienze consce.</p>
<p>“Un uomo che teme di soffrire soffre già per ciò che teme.”<br />
Michele de Montaigne</p>
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