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Vorrei regalarvi una storia, per farvi riflettere su di un processo psichico molto importante per la qualità delle nostre vite: la percezione. Continuamente, durante la nostra giornata siamo chiamati ad attribuire significati ed a interpretare le parole, i silenzi e gli atteggiamenti degli altri nei nostri confronti. Compiere questa operazione mentale con superficialità e presunzione può trarci in inganno, e condurci, perfino, a tragici errori. Nella storia di Truong raccontata da Thich Nhat Hanh in Discorsi ai bambini si narra di come una percezione sbagliata, l'ottusità dell'orgoglio, la rigidità delle proprie congetture ed il rifiuto a parlare apertamente con le persone che amiamo possano essere le cause della nostra infelicità. Di seguito riporterò la storia di Truong, con qualche piccolo taglio per esigenze espositive.

Approfondimento tratto dall'opera “Ansia” di Joseph LeDoux.
Raffaello Cortina Editore, 2016.

L'ansia fa parte della vita: c'è sempre qualcosa di cui preoccuparsi, avere timore, agitarsi o stressarsi. E' normale. Ma non siamo tutti ansiosi nella stessa misura.

Dall'illuminazione del Buddha ai piedi dell'albero della bodhi sono trascorsi più di 2600 anni, e gli insegnamenti che la psicologia buddhista ci ha tramandato, ancora oggi, non hanno perduto la loro utilità ed efficacia. Tra i capisaldi di questa tradizione emerge con vigore la pratica meditativa che era ritenuta il mezzo essenziale per coltivare la presenza mentale, per conoscere l'esistenza e raggiungere la felicità.

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