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I processi di pensiero fanno parte degli ambiti di studio della psicologia e di intervento della psicoterapia. Pensare troppo e pensare “male” provoca tutta una serie di problemi psicologici fonte di grave sofferenza psichica e comportamentale. Il continuo rimuginare sulle cose, sulle situazioni di vita e sulle decisioni da prendere è principio di ansia e di difficoltà sia personali che relazionali. La responsabilità di questo cortocircuito cognitivo è da attribuire al bisogno arcaico di sicurezza dell’essere umano.

Sin dai tempi antichi l’uomo ha avuto l’esigenza di rassicurarsi, di dare un senso alla vita e di ricercare il conforto di una guida illuminata ed illuminante. Inizialmente, erano gli elementi naturali ed i fenomeni atmosferici a rivelargli il cammino da compiere. Poi, con l’evoluzione biologica, sociale e tecnologica il genere umano ha iniziato a sentirsi sempre più in grado di gestire e di controllare da solo l’esistenza, facendo del ragionamento lo strumento principe con cui sbrogliare dubbi e trovare certezze.

Pensare troppo fa male internaLa pia illusione di controllo su tutto ciò che circonda l’essere umano e che gli accade è, ad oggi, l’errore più frequente da riscontrare nelle persone con problemi d’ansia, disturbi ossessivi e depressione. Ahimè, per quanto il genere umano si sia evoluto non può controllare né il caso, né le malattie, né altri tipi di eventi che eludono qualsiasi tipo di abilità previsionale. Il ragionamento se esasperato spalanca le porte alla patologia, e trasforma la capacità di pensare in modo creativo e produttivo da risorsa a limite.

I maggiori problemi di questo tipo si riscontrano con la presenza di paure irrazionali, di reazioni emotive e fisiologiche a cui è difficile dare un significato, e con relazioni d’amore turbolente e situazioni di vita ambivalenti. Questi sono gli ambiti che di consueto mandano in tilt il raziocinio. Dunque, cosa per non cadere in questi tranelli del pensare “male”? Cosa può costituire un rimedio efficace a questo tipo di problema? Bene, per prima cosa dobbiamo tenere a mente che il ragionare, non è l’unico strumento che abbiamo a disposizione per “affrontare” la realtà. Il nostro asso nella manica è il sentire: l’intuito.

La consapevolezza operativa, così chiamata, è quel tipo di intelligenza rapida che promuove l’azione. E’ necessario tornare ad ascoltare i segnali più profondi del nostro essere, e non forzare la mano con ragionamenti ossessivi ed improduttivi. Infatti, le strutture corticali deputate al ragionamento fanno parte della “zona” più giovane del cervello; è nelle aree sottocorticali come il paleoencefalo che sono preposti i centri emozionali, e ovviamente questi ultimi non possono essere controllati attraverso il ragionamento.

L’arma efficace in questi casi è quella di attuare uno stop a dilemmi e infinite domande. Vincere senza combattere (Nardone, 2011), è lo stratagemma utilizzato per affrontare quelle situazioni in cui dubbi, pensieri e paure rischiano di diventare anguste prigioni senza possibilità di fuga.

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