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Il modo in cui pensiamo determina il nostro comportamento, e anche i suoi risultati. Sì, la qualità del pensiero è decisiva anche nel nostro successo relazionale e nella capacità di riuscire ad apprezzare la vita. Se siamo affollati da ragionamenti illogici e significati simbolici distorti corriamo dritti dritti verso interpretazioni sbagliate, diventando, come sostiene Aron T. Beck nel libro che dà il titolo a questo contributo, sordi e ciechi al punto che l'amore può non essere sufficiente a far andar bene le cose. Infatti, è proprio nelle relazioni più intime, quando il nostro coinvolgimento emotivo è più grande che è più facile sbagliare ad interpretare le parole ed i gesti dell'altro, e con errate congetture siamo soltanto la causa di dolore e sofferenza.

C'è una parte silente in ognuno di noi che ci osserva, desidera, gioisce, soffre e che come un fiume sotto le strade di una città scorre muto imprimendo nella terra il solco della sua essenza. Mentre noi, sopra di esso, camminiamo inconsapevolmente e ci lasciamo trasportare dalla forza di quelle acque che ci spingono ad agire o a desistere, a cercare amore oppure a fuggirne, a cogliere la nostra bellezza o a cadere nella paura di una tragica insoddisfazione. Amarezza ed euforia, depressione e vitalità. Il rumore stridente della società non ci consente di ascoltare il fiume che scorre dentro di noi, e la voracità di un futuro tanto esigente ci consuma, allontanandoci dal contatto con il nostro mondo interiore e privandoci, così, di un prezioso strumento con cui poter vivere al meglio la vita.

Vorrei regalarvi una storia, per farvi riflettere su di un processo psichico molto importante per la qualità delle nostre vite: la percezione. Continuamente, durante la nostra giornata siamo chiamati ad attribuire significati ed a interpretare le parole, i silenzi e gli atteggiamenti degli altri nei nostri confronti. Compiere questa operazione mentale con superficialità e presunzione può trarci in inganno, e condurci, perfino, a tragici errori. Nella storia di Truong raccontata da Thich Nhat Hanh in Discorsi ai bambini si narra di come una percezione sbagliata, l'ottusità dell'orgoglio, la rigidità delle proprie congetture ed il rifiuto a parlare apertamente con le persone che amiamo possano essere le cause della nostra infelicità. Di seguito riporterò la storia di Truong, con qualche piccolo taglio per esigenze espositive.

Approfondimento tratto dall'opera “Ansia” di Joseph LeDoux.
Raffaello Cortina Editore, 2016.

L'ansia fa parte della vita: c'è sempre qualcosa di cui preoccuparsi, avere timore, agitarsi o stressarsi. E' normale. Ma non siamo tutti ansiosi nella stessa misura.

Dall'illuminazione del Buddha ai piedi dell'albero della bodhi sono trascorsi più di 2600 anni, e gli insegnamenti che la psicologia buddhista ci ha tramandato, ancora oggi, non hanno perduto la loro utilità ed efficacia. Tra i capisaldi di questa tradizione emerge con vigore la pratica meditativa che era ritenuta il mezzo essenziale per coltivare la presenza mentale, per conoscere l'esistenza e raggiungere la felicità.

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Da oggi è online il nuovo blog del Dott. Edoardo Guerrieri: uno spazio dedicato ad approfondimenti, parole ed emozioni sull'essere umano. Tutti coloro che lo desiderano potranno commentare, esporre le proprie considerazioni e porre domande, il Dott. Guerrieri risponderà personalmente.